… qualcosa su cui riflettere

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A proposito di astinenza da YouTube, nuovo aggiornamento: sto leggendo di più!

È una buona notizia.

E leggendo vien da riflettere, specie se lo sguardo cade su una frase come questa:

Persino nelle circostanze più felici, la gente ha qualcosa su cui riflettere.

Si tratta di un passo da Murakami, L’assassinio del commendatore. Libro primo: idee che affiorano.

Non mi addentrerò nell’atmosfera sospesa e ciononostante in fermento che quel romanzo costruisce pagina dopo pagina, ma ne evocherò il senso del riflettere con un’immagine che mi affiora in questo momento.

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Sfida persa! In parte…!

Quando perdi una sfida… ma non la guerra!

La scorsa settimana avevo degli obiettivi… be’, questo è quello che ho fatto, invece:

  1. letto un decimo (non un terzo) de L’assassinio del commendatore Libro primo Idee che affiorano, dell’ottimo Murakami, e
  2. sono arrivato alla terza sezione (non la quinta) del Corso completo di data science con R
  3. sono arrivato alla quinta sezione (attività non prevista) del corso Getting Started with NLP Deep Learning Using PyTorch and fastai

Non male: perché quindi il titolo sostiene che abbia perso la sfida?

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La sfida: una settimana senza YouTube

Lo so: ormai è passato quasi un anno dall’ultimo post.

Imperdonabile: lo so.

Il motivo è presto detto: quando incontri la donna della tua vita ed in pochi mesi decidi di sposarla, perché senza di lei saresti perso – beh, il blog scompare!

In realtà, il blog non scompare, si eclissa.

Ma resta come una pagina bianca che ti invita a scrivere ancora.

Riprendo quindi da un tema che mi sta a cuore, perché rappresenta una costante sfida: vivere l’intrattenimento come momento, anziché come condizione a cui tendere.

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Scrivere come “minimo” che dà chiarezza

Siamo così circondati, e abitati, da dispositivi tecnologici tutti bisognosi di batteria e circuiti elettronici che occorre uno sforzo per mettere a fuoco che la scrittura sia essa stessa una tecnologia e che una penna ed un foglio di carta sono dispositivi tecnologici (anche se non richiedono una batteria per funzionare).

Non solo.

La scrittura, per ora, ha modificato l’uomo molto più di quanto abbiano ancora potuto fare computers (parola che inizia ad esser desueta), tablet e, soprattutto, smartphones.

La scrittura ha posto al fuori dell’uomo la sua memoria.

Ancora una volta: non solo.

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La mia settimana minimalista: il recupero del silenzio. 

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La mia settimana minimalista può essere intitolata: il recupero del silenzio. E del tempo.

Succede anche a te di realizzare quanto tempo sia passato e non come avresti voluto?

Ecco: un ingrediente speciale nella ricetta della perdita di controllo del bene più prezioso, il tempo, è l’assenza del silenzio.

Assenza di silenzio significa rumore?

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Il minimalismo si nutre di obiettivi. E viceversa.

Come puoi vedere sulla destra della pagina che stai leggendo, il 25 luglio era (tra poco spiego perché ne parlo al passato pur essendo una data futura) giorno di milestone: un obiettivo che mi sono dato ed impegnato a portare a termine.

Grazie alla quiete delle ferie sono riuscito a terminare in anticipo (come riportato nel riquadro dedicato alla milestone a cui ho accennato poco sopra) ed ora ne so un po’ di più sul project management così come formalizzato dal PMI. Ma non è questo il punto.

Ciò che mi preme portare alla tua attenzione è l’ambiente che è necessario creare e mantenere per raggiungere un obiettivo.

Da Wikipedia:

L’ambiente è la situazione, l’”intorno” in cui o con cui un elemento, fisico o virtuale, o una persona, si rapporta e si relaziona.

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Minimalismo, geometria, bellezza e inizio del tempo

Oggi post motivazionale: ci concentreremo sul legame tra minimalismo e geometria, così come sono stato ispirato dalla Minimal Art (ai cui dedicherò un post a brevissimo, per introdurre la storia del minimalismo a partire dalle discipline in cui il pensiero è emerso, prima di diventare uno stile di vita).

Veniamo alla questione: perché il legame tra minimalismo e geometria dovrebbe motivare o addirittura ispirare?

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La mia settimana minimalista

Questa settimana il minimalismo mi ha portato a sperimentare la chiarezza del tempo che periodicamente scorre: la settimana, appunto.

La semplicissima mappa mentale che apre queso post è, secondo me, uno specchio del maggior vantaggio di uno sguardo minimalista sul mondo: il silenzio che permette di distinguere i suoni, spegnendo l’indistinto chiacchiericcio del caos.

Certo, disegnare la mappa mentale della settimana può sembrare bizzarro, ma nel disporre i sette giorni attorno all’origine, Settimana, le possibilità sono molteplici.

Eppure la scelta va fatta, stimolata dall’ambiente mentale minimalista da cui ne emerge la necessità: non c’è infatti nulla che disturbi o distragga da quella scelta.

A me è risultato naturale dividere in due parti la settimana, quindi
– da lunedì a giovedì a sinistra (esordio),
– da venerdì a domenica a destra (conclusione).

Ad altre persone risulterà naturale dividere diversamente la settimana oppure non dividerla affatto, disponendo uniformemente i giorni in cerchio attorno all’origine, Settimana.

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Perché un blog italiano ha un nome inglese?

È una domanda che mi è stata rivolta più volte in questi giorni, quindi un post dedicato all’argomento è opportuno.

La risposta è semplice: la sensibilità che porta al minimalismo non è nata in lingua italiana, ma inglese.

Le origini sono fondanti, per questa ragione ho ritenuto importante conservare nel nome l’origine del punto di vista sulla vita che con questo blog voglio approfondire.

Per avere un’idea più precisa, dalla viva voce di una persona che vive il minimalismo, questo video sarà illuminante: Why I became a minimalist.

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