“Un improvviso trovarsi altrove“

Alzo lo sguardo dal divano, in un assonnato sabato pomeriggio di lockdown, e la vedo: una montagna che, pur essendo presente sotto i miei occhi da sempre, ancora non avevo guardato.

Certo, sono un po’ distratto, ma non è questo il punto.

Siccome sono un uomo del mio tempo, ho subito inforcato il cellulare e l’ho fotografata, la montagna appena disvelatasi ai miei occhi.

Certo, è una foto sgranata, non ho uno strumento fotografico all’altezza: me ne scuso, ma ancora una volta non è questo il punto.

Il punto è: nel momento in cui ho guardato la montagna, mi si sono parate davanti agli occhi le parole di Salvatore Natoli in “Le parole della filosofia”:

Un improvviso trovarsi altrove.

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La svolta, la pandemia tra il prima e il dopo

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La vita volta pagina senza attendere che abbiamo finito di leggerla. È il suo modo per comunicarci che il tempo della nostra volontà ha dei confini, ignoti e spesso inattesi nel momento in cui si presentano.

Ed una pagina segue un’altra.

Rimane spesso il dubbio se quel voltare pagina sia frutto di una volontà oppure una fatalità, alla stregua di un quadro che a un certo momento brannnnnng cade dal muro a cui era rimasto appeso per decenni (naturalmente l’immagine è una citazione da Baricco).

La pagina che abbiamo lasciato da un paio di mesi ha il titolo – ora che siamo andati oltre ne conosciamo il titolo – Prima della pandemia, mentre della pagina che ci troviamo a scrivere e leggere ancora non abbiamo una sintesi che ne possa fare da titolo.

Ciò che voglio qui esplorare, di quel voltare pagina, è esattamente il voltare, quello spazio sospeso tra il prima e il dopo attraverso cui si passa da una pagina alla successiva.

In quello spazio, la pagina precedente si fa minima, perde di consistenza per consentire l’arrivo della pagina successiva, eppure rimane scolpita, nel trapassare, nei suoi tratti essenziali. 

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Pandemia, rischio e opportunità (una prospettiva minimalista)

Siamo tutti confinati in casa per la maggior parte del tempo. Siamo, per forza, minimalisti negli spostamenti e, di conseguenza, nei desideri. 
Rispetto al mito del miglioramento continuo, vissuto come espansione di movimenti e desideri che possono e devono essere soddisfatti, siamo di fronte ad una catastrofe.

È così in ogni caso?

Pensiamo alla fetta rilevante di popolazione mondiale che non è stata toccata direttamente o indirettamente dalla malattia, quindi che non ha contratto il virus e che non ha avuto malati o vittime nel suo mondo di affetti.
Se ci concentriamo su chi non ha avuto danni sanitari in seguito al contagio, ci concentriamo di conseguenza su quella fetta di popolazione che può a sua volta essere divisa in due:

  • coloro che hanno avuto danni economici, perdendo lavoro e reddito,
  • coloro che non hanno avuto danni economici, preservando lavoro e reddito, talvolta migliorando la propria condizione.
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Minimalista (e) scrittore

La lettura quotidiana oggi mi ha portato a The top 10 Signs You’re Really Cut Out to Be a Writer e la mia mente è ritornata a quanto scrissi qualche tempo fa in Scrivere come “minimo” che dà chiarezza.

Perché?

L’articolo di Jill Reid racconta in un elenco di 10 punti quali sono i comportamenti di chi è tagliato per fare lo scrittore, al di là del desiderio ingenuo del sognatore della domenica che sospira “Ah come sarebbe bello essere uno scrittore…”.

Ciascun punto evoca il lavoro dello scultore, attento ed eccitato nel rimuovere tutto il superfluo che nasconde la sua creazione, che si oppone al nascere della sua creazione.

Questa immagine mi appaga.

Mi sento via via più intriso dell’incontro tra minimalismo e scrittura, anche se ancora non riesco a dirne la natura profonda, pur sentendola premere sui confini della mia consapevolezza.

E così, infine, traccio la missione di questo blog.

Stay tuned!

Il minimo di sé apre al mondo

Questa mattina ho letto 4 Things Emotionally Intelligent People don’t do, un ottimo articolo che sviluppa un pensiero meravigliosamente semplice:

Improving your emotional intelligence is often about what you do less of, not more of.

Nick Wignal

da cui la mia mente è volata a come si presentano un romanzo, un racconto o più in generale ogni storia che conquista gli animi: senza nulla in più di ciò che serve per non essere autoreferenziale e, di conseguenza, aprire le porte di un nuovo mondo a chi legge o ascolta.

Mi spiego.

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Minimalismo e scrittura: la sintesi

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Le parole

Le parole, con i significati che esse evocano, richiedono equilibrio: non una parola in più, non una parola in meno.

Quando quell’equilibrio è assente, le parole faticano a comunicare, imprigionate nella babele che esse stesse, squilibrate, alimentano.

Al contrario, dissipata o assente quella confusione, le forme pure dei significati emergono netti ed essenziali.

Essenza: ossia minimalismo.

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Minimalismo e collezionismo: la strana coppia

Ebbene sì: amo l’orologeria e vorrei avere centinaia di orologi!

Come si concilia il collezionismo, di qualunque oggetto, con il minimalismo?

Ovvio che siano in opposizione, però possono aiutarsi, perché dal loro scontro nasce una spinta verso la conoscenza che non si nutre di possesso.

Vediamo come questo sia possibile.

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Rimedio alla più piacevole delle malattie, il consumismo

È importante mettere a fuoco che la domanda “Quanto valore ha per me ciò che acquisto?” è irrimediabilmente in opposizione al consumismo.

Facendo un piccolo passo in più, voglio qui mostrare che, al contrario, quella domanda indispensabile è naturale conseguenza di un modo minimalista di intendere la vita.

Nel post precedente ho introdotto la definizione di minimalismo: ora abbiamo bisogno della definizione di consumismo (da Wikipedia):

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, per lo più inclini a far apparire come reali bisogni fittizi, al solo scopo di allargare continuamente la produzione.

Nel titolo del post mi sono spinto oltre, esprimendo certo un’opinione, usando le parole malattia e rimedio: sono queste ad innescare la riflessione che vado a proporti.

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Minimalismo e fondamenta: chiarezza ed equilibrio

Fondamenta

Osserviamo insieme la foto con cui si apre il post: che cosa evoca?

Inizio e semplicità.

In quella foto pare di avvertire l’energia con cui il presente spinge un progetto verso il futuro, quando questo è così definito che con la mente di oggi già si vede che cosa sarà domani. L’inizio.

Con la stessa forza, emerge la semplicità: tutto è sotto il cielo, letteralmente, e nessun meccanismo nascosto è ancora all’opera.

Inizio e semplicità: tempo e spazio in configurazione minima e ciononostante sufficienti a delineare ciò che ancora non è. Una sorta di sovrapposizione tra presente e futuro.

Ed ecco apparire il legame profondo tra il minimalismo e quel simultaneo apparire di presente e futuro: la chiarezza.

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